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	<title>if&#38;blog &#187; Twitter</title>
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	<description>il blog di if&#38;but Network di Comunicazione</description>
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		<title>Twitter, Facebook, Skype per informare</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 13:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claclick</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dentro alla comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Internet e dintorni]]></category>
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		<description><![CDATA[Prima che arrivassero nelle televisioni di tutto il mondo, notizie e foto della tragedia di Haiti sono passate attraverso Twitter, Facebook e Skype. La rete dei social network ha &#8216;vinto&#8217; la sfida del blackout dell&#8217;informazione. Molti account di Twitter sono diventati punti di aggiornamento informativo. 4000 post hanno &#8216;cinguettato&#8217; pochi minuti dopo il sisma. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-632 alignright" style="margin: 5px" src="http://www.ifbut.com/blog/wp-content/uploads/2010/01/istock-social-network-240x300.jpg" alt="istock-social-network" width="240" height="300" /></p>
<p>Prima che arrivassero nelle televisioni di tutto il mondo, notizie e foto della tragedia di Haiti sono passate attraverso <strong>Twitter</strong>, <strong>Facebook </strong>e <strong>Skype</strong>. La rete dei <strong>social network </strong>ha &#8216;vinto&#8217; la sfida del blackout dell&#8217;informazione. Molti account di Twitter sono diventati punti di aggiornamento informativo. 4000 post hanno &#8216;cinguettato&#8217; pochi minuti dopo il sisma. A poche ore dalla catastrofe, migliaia di persone hanno potuto preparare i soccorsi, lanciare appelli, organizzare raccolte di fondi tramite i social network.  Su Twitter vi sono messaggi che raccontano i primi momenti del sisma attraverso il racconto minuto dopo minuto del disastro che circonda chi scrive, fino alle tristi invocazioni verso chi non può dare nessuna risposta nemmeno via internet. Nei messaggi le lingue si mischiano, inglese, francese, portoghese e spagnolo.<span id="more-629"></span></p>
<p>Questi strumenti tecnologici, spesso troppo invasivi, questa volta hanno superato tutte le barriere ma per <strong>comunicare </strong>con il mondo. Skype è stato l&#8217;unico mezzo grazie al quale l&#8217;Ambasciata di Haiti in Italia ha potuto mettersi in contatto con l&#8217;isola.  Facebook ha fatto la sua parte, raccogliendo i messaggi di chi poteva postarli da Haiti e ha creato gruppi di solidarietà e di informazione con numeri utili a cui rivolgersi. Inutile dire il numero di  contatti raggiunti dai gruppi in pochi minuti.</p>
<p>Dai social network al più &#8216;tradizionale&#8217; <strong>web</strong>.  In poche ore pagine  e blog che contenevano messaggi del tipo &#8220;sono vivo&#8221; , immagini del disastro apparivano.  Il web è stato invaso da una mole immensa di immagini e notizie. Alcune superflue, altre irritanti e altre utili.</p>
<p>In una situazione apocalittica come quella di Haiti, Internet ha garantito un flusso di informazioni altrimenti non disponibile.</p>
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		<title>Grafomania e letteratura: c&#8217;è spazio per tutti.</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 09:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Grafomania]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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		<category><![CDATA[Twitter]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina F.]]></category>
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		<description><![CDATA[Si dice che ne ferisce più la penna della spada. Oggi lo spazio per parlare e scrivere non manca, ma si rischia di avere molto poco da dire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ifbut.com/blog/wp-content/uploads/2009/08/CGIL2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-407" title="CGIL" src="http://www.ifbut.com/blog/wp-content/uploads/2009/08/CGIL2.jpg" alt="CGIL" width="368" height="130" /></a>Si dice che ne ferisce più la <strong>penna</strong> della spada. È vero: una frase detta al momento opportuno con il tono adeguato, nel giusto contesto, può scatenare ira o ilarità. Un <strong>parola può far molto</strong> bene, ma pure molto male. Anche in Rete, la parola scritta è la chiave, o sarebbe meglio dire la <em>keyword</em>, per entrare nel club dei motori di ricerca, per essere letti, commentati, condivisi, &#8220;spammati&#8221; dai lettori. Recentemente una piccola agenzia di Washington, chiamata LLC, ha lanciato <strong><a title="Woofer" href="http://woofertime.com/" target="_blank">Woofer</a></strong>, un sito che fa il verso al celebre social network Twitter. Se Twitter concede agli utenti 140 caratteri per esprimersi, Woofer è fatto per chi ne esige almeno 1400. Cosa fare con &#8220;tanto&#8221; spazio? Il messaggio è utile per presentarsi, per parlare. Woofer, dall&#8217;inglese <em>woof</em>, &#8220;latrato&#8221;, è rappresentato da un cane piuttosto aggressivo, con tanto di collare armato di borchie. Abbaiando, il cucciolone fa scappare l&#8217;uccellino simbolo di <strong>Twitter</strong> (in inglese &#8220;cinguettare&#8221;).<span id="more-393"></span></p>
<p><a href="http://www.ifbut.com/blog/wp-content/uploads/2009/08/woofer.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-396" title="woofer" src="http://www.ifbut.com/blog/wp-content/uploads/2009/08/woofer.jpg" alt="woofer" width="233" height="146" /></a>Se un &#8220;fischio&#8221; non basta, adesso potete abbaiare. Quando tutto sembra già stato detto, o fatto, ecco che si fa avanti qualcuno che dice le stesse cose in modo diverso. Nella sostanza Woofer non contraddice Twitter, così come nessun Social Network, da Facebook a Ning, è diverso. Cambiano nella grafica e nella filosofia, ma si tratta pur sempre di <strong>contenitori</strong>, pronti ad ospitare parole, immagini, pensieri, e, se proprio si è molto pigri, solo emoticon, le icone che descrivono le emozioni.</p>
<p>I Social Network sono spazi di <strong>condivisione estrema</strong>, ma spesso diventano luoghi di superficialità. Non potrebbe essere altrimenti, perché sui Social Network siamo tutti uguali (nessuno a più privilegi di altri), e un po&#8217; tutti mediocri. Non sono i nostri pensieri ad essere poveri, forse è solo sbagliato il mezzo con cui scegliamo di esprimerli. Scrivere poche righe non richiede impegno in termini di tempo, e nessuno si aspetta che diciamo qualcosa di particolarmente brillante. In 140 caratteri posso scrivere: &#8220;<em>Buongiorno a tutti! Mi sono svegliato male, in frigo non c’è più latte e piove. Mi tocca lavorare 8 ore e non ce n’ho voglia. Voi che fate?!</em>&#8220;, ma che <strong>cosa sto comunicando</strong> davvero? Su Woofer si trovano pezzi dello stesso livello, come: &#8220;<em>Louco por ti Corinthians!!!!!!!!!!!!!</em>&#8221; ripetuto su 38 righe. è chiaro che l&#8217;utente va pazzo per Sport Club Corinthians, ma mi rifiuto di credere che questa sia la strada attraverso cui nasceranno nuove forme di letteratura contemporanee.</p>
<p><a href="http://www.ifbut.com/blog/wp-content/uploads/2009/08/TVUKDB.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-398" title="TVUKDB" src="http://www.ifbut.com/blog/wp-content/uploads/2009/08/TVUKDB.jpg" alt="TVUKDB" width="136" height="180" /></a>I caratteri limitati dei messaggi via telefonino hanno inesorabilmente condizionato il modo di scrivere, soprattutto dei più giovani. Anche chi utilizza quotidianamente la chat ha poco da stare allegro. Chi non si è espresso, almeno un volta con un &#8220;ke&#8221;, al posto di &#8220;che&#8221;, o con un &#8220;thx&#8221; al posto di &#8220;thanks&#8221;? Mea culpa, è la forza dell&#8217;abitudine. L&#8217;esempio più celebre di questo slang è un libro, che non raccomando ai maggiori di 14 anni, intitolato <em><strong>TVUKDB &#8211; Ti voglio un kasino di bene</strong></em>. Autrice del volume, edito da Fanucci, è Valentina F., una vera teenager, che ha riscosso enorme successo.<br />
Da quando la grafomania è diventata letteratura? Prima della diffusione di Internet gli aspiranti scrittori sognavano di trovare un editore che pubblicasse il loro libro, perché era l&#8217;unico modo per farsi conoscere. Oggi chiunque può avere un pubblico, il problema è <strong>sapere cosa dire</strong>, e come dirlo.</p>
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