Forse non serviva una nuova ricerca, ma così il fenomeno viene confermato una volta in più: twitter produce un maggiore ‘viavai’ di comunicati stampa rispetto a quello che realizza facebook. Gli ultimi a confermarlo sono PRNewswire insieme a Crowd Factory nella loro analisi.
Twitter pare essere sempre più utilizzata dai giornalisti come fonte.
La conseguenza logica è che, nella programmazione di diffusione di un nuovo comunicato stampa si debba tenere in considerazione di diffonderlo anche grazie a esso.
Come renderlo twitter-friendly? Si inizia dal titolo che, come i bravi addetti stampa sanno, è elemento fondamentale per suscitare attenzione. Come ogni titolo che si rispetti deve spiegare di cosa tratta il testo e includere le informazioni di base.
I comunicati più postati e letti sono quelli che rimangono entro i 120 caratteri, perché più facili da re- tweetare. Bisogna lasciare lo spazio per chi rilancia il comunicato di dire la sua…
Cosa interessa e attira giornalisti e non solo? I dati e i fatti concreti, quindi vanno inseriti, tutte le volte che è possibile, all’interno del tweet. Vanno usati gli hashtag, solo in questa maniera si può essere ’trovati’ su twitter.
Poi, nei 140 caratteri vanno inseriti, se disponibili, immagini e video. Inutile dirlo aggiungono valore al comunicato. Se inserite una citazione aggiungete il nome della persona o del brand che l’ha fatta, così sarà più facile tweetare nuovamente il contenuto.
Twitter come tramite per la diffusione dei comunicati stampa sta crescendo, va tenuto presente come una delle strade percorribili per la pubblicazione e diffusione di una notizia.
Si legge su PRDaily che le tendenze nell’ambito social media nel 2012 siano parecchie e che le Agenzie di PR li debbano conoscere.
Diamo un’occhiata allora:
1. Informazione allargata a tutti gli stakeholder. Riportare informazioni agli impiegati, ai clienti, non limitarsi alla comunicazione agli azionisti. Questo perché la brand awareness sta entrando e entrerà presto nel bilancio aziendale.
2. La ‘convergenza sociale televisiva’. App e programmi permetteranno di dialogare con chi sta guardando lo stesso programma e commentare. Se questo è presumibilmente più prossimo negli USA, in Italia sicuramente la personalizzazione della tv e della sua programmazione va tenuta in alta considerazione.
3. Integrazione dei diversi settori di un’azienda. E’ necessario integrare i reparti vendite, l’assistenza al cliente, le PR, il marketing. Integrati l’un l’altro, non semplicemente messi insieme.
4. I risultati saranno misurati sugli euro e i centesimi.
5. Crescita del social commerce, cioè l’utilizzo di account online per pagare prodotti o gli smartphone per il caffè, ad esempio.
6. Email marketing sempre più sviluppato. E’ semplice: chiunque utilizza le email.
7. Nascita di nuovi social network. Bisogna tenerli d’occhio, sempre.
8. Spostamento maggiore dei media verso i tablet.
Bisogna dire la verità non tutti questi aspetti sono così vicini in Italia… ma vanno pensati.
E’ l’ultima comunità digitale. Si chiama INSTAGRAM, è un’applicazione fotografica, al momento solo per iPhone. Permette di scattare, modificare, condividere e commentare fotografie. E’ definibile, esagero forse, come il Twitter della fotografia.
Come ogni community che si rispetti è cresciuta in modo esponenziale e piace sempre di più. Un po’ di numeri per rendere l’idea: 200 milioni di foto caricate e 10 milioni di utenti. E’ sempre più frequentata.
A quanto pare condividere è il must dei tempi attuali. Non annoia ancora. A chi usa questa app, come me, piace ficcare il naso negli affari altrui, piace mettere in piazza qualcosa di proprio, mostrarsi. E nel paese dei narcisi, ha successo, perché fa sentire tutti, almeno in parte, artisti.
Per dirla in un altro modo, diffonde la propria visione del mondo. Si scatta una foto che con le dita può essere manipolata fino ad ottenere il risultato desiderato. Ed ecco che il capolavoro è pronto per essere pubblicato. La condivisione avviene oltre che all’interno della community Instagram anche su FB, Twitter o Flickr o altri social network.
Viene da chiedersi quanto questa visione del mondo sia effettivamente personale, dato che gli strumenti di ‘manipolazione’ a disposizione sono sempre gli stessi. Ma si potrebbe rispondere che Instagram segue la personalità di ognuno di noi è umorale. E poi ci rimane la fantasia!
Questa app ha, in qualche modo liberalizzato la fotografia, l’ha messa a disposizione di chiunque. Non pone ostacoli in fatto di comprensione perché parla da sola, utilizza una lingua universale.
Guardandola dal punto di vista del mercato, bisogna dire che si è presa un bello spazio nella fotografia mobile. Spazio, oggi, decisivo visto l’avanzare dell’uso degli smartphone.
Alcune settimane fa su Facebook si diffonde un concorso fotografico promosso da Leica. Tutti si buttano a pesce ovviamente.
Lasciamo da parte il fatto che, in realtà, non si vince un bel niente, ma solo la possibilità di avere per qualche settimana una Leica in comodato d’uso (che quindi va restituita) con cui fare delle foto.
Quella del gruppo Leica, in realtà, è stata un’ottima mossa di marketing, perchè grazie alle segnalazioni su FB e i voti alle fotografie (che vanno espressi tramite il social network) è stata una vera invasione sulle bacheche di chiunque. Ed ecco un modo diverso e furbo di farsi pubblicità.
Ho utilizzato il termine diverso e non nuovo, perché il fatto di mettere in palio qualcosa per ottenere popolarità e pubblicità non è una novità ed è già stato applicato ai nuovi mezzi digitali, soprattutto su Twitter. Anche se, a onor del vero, negli altri casi i premi veniva vinti.
Chiedere di cliccare su ‘mi piace’ o ‘segui’ in modo da poter partecipare all’estrazione del premio porta dei vantaggi. Questi sono ‘empatici’ nei confronti dell’azienda e pubblicitari allo stesso tempo.
Il marketing scopre sempre nuove strade… e i social network ancora una volta sono protagonisti.
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