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Twitter

Forse non serviva una nuova ricerca,  ma così il fenomeno viene confermato una volta in più: twitter produce un maggiore ‘viavai’ di comunicati stampa rispetto a quello che realizza facebook.  Gli ultimi a confermarlo sono  PRNewswire insieme a Crowd Factory  nella loro analisi.

Twitter pare essere sempre più utilizzata dai giornalisti come fonte.

La conseguenza logica è che,  nella programmazione di diffusione di un nuovo comunicato stampa si debba tenere in considerazione di diffonderlo anche grazie a esso.

Come renderlo twitter-friendly? Si inizia dal titolo checome  i bravi addetti stampa sanno, è elemento fondamentale per suscitare attenzione. Come ogni titolo che si rispetti deve spiegare di cosa tratta il testo e includere le informazioni di base.

I comunicati più postati e letti sono quelli che rimangono entro i 120 caratteri, perché più facili da re- tweetare. Bisogna lasciare lo spazio per chi rilancia il comunicato di dire la sua…

Cosa interessa e attira giornalisti e non solo? I dati e i fatti concreti, quindi vanno inseriti, tutte le volte che è possibile, all’interno del tweet. Vanno usati gli hashtag, solo in questa maniera si può essere  ’trovati’ su twitter.

Poi, nei 140 caratteri vanno inseriti, se disponibili, immagini e video. Inutile dirlo aggiungono valore al comunicato. Se inserite una citazione aggiungete il nome della persona o del brand che l’ha fatta, così sarà più facile tweetare nuovamente il contenuto.

Twitter come tramite per la diffusione dei comunicati stampa sta crescendo, va tenuto presente come una delle strade percorribili per la pubblicazione e diffusione di una notizia.


Un ministro del Governo tedesco ha minacciato di cancellare il proprio account, le Autorità svizzere e tedesche hanno avviato un’offensiva  per limitare la facile diffusione di dati personali. Alcune reazioni alla ‘minaccia’ di Facebook di cambiare le regole sulla privacy ed avere più facile e libero accesso ai dati personali degli utilizzatori del social network più famoso del mondo.

Facebook, come tutti i social network,  ha difficoltà a produrre utili. E’ andata in pareggio per la prima volta nel 2009. Quindi ha bisogno di trovare soluzioni per incrementare il reddito. E che cosa pensa? di voler rendere più mirati e di conseguenza più efficaci e più reddittizi i messaggi pubblicitari. Per fare questo, ha bisogno di conoscere meglio i suoi utilizzatori, ed ecco che tenta di far cadere il muro della privacy e aprire la possibilità di accedere a più dati possibili. Nella pratica, si dovrebbe concretizzare in un cambiamento delle regole interne che permettano di fornire parte dei dati personali a società esterne. Con la solita gabola che, da qualche parte, in carattere minuscolo, sia scritto di negare il consenso all’utilizzo dei propri dati in modo da non essere assaliti da e-mail pubblicitarie.. Non credo la spunta sarà messa ben in evidenza. Comunque, c’è da star tranquilli, le aziende destinatarie dei dati saranno selezionate con attenzione.

Le reazioni più indignate arrivano dalla vecchia Europa mentre gli USA sembrano non reagire. Perche? Negli Stati Uniti prevale la regola del libero mercato, le aziende sono abituate a muoversi ottenendo dati personali e gli utenti sono abituati a fornirli. In Europa non è così, il diritto alla privacy, perlomeno a parole, sembra intoccabile.

Addirittura sembra che l’azione di Facebook, o meglio la reazione europea a questa, possa far scoppiare una caso diplomatico con gli Stati Uniti e scatenare una guerra sulla privacy. Al momento, da quanto si legge su La Repubblica di oggi, Facebook ammorbidisce le polemiche ” Siamo un gruppo globale e proprio per questo cerchiamo di fare in modo che il nostro servizio rispetti tutte le legislazioni delle aree in cui operiamo” è quanto afferma Richard Allan (direttore di Facebook Europa). Certo è che USA e UE hanno due visioni diverse della cosa. Le società americane di internet sono cresciute offrendo al pubblico servizi gratuiti in cambio della fornitura di dati personali (che rendono più efficienti i messaggi pubblicitari) e la Casa Bianca appoggia queste azioni. Dall’altro lato UE ha sancito il diritto alla privacy che va rispettato da Società e Governi.

Il numero di aziende, politici, persone che utilizzano Facebook, nonostante tutto, cresce sempre di più. E moltissimi lo utilizzano per farsi pubblicità. Davvero ci sentiamo così minacciati dal fatto che qualcuno conosca i nostri dati personali? non siamo proprio noi a metterli li?a disposizione delle aziende che magari cercano personale? a disposizione del vicino di casa che appena salutiamo, ma è nostro Amico su Facebook?


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Prima che arrivassero nelle televisioni di tutto il mondo, notizie e foto della tragedia di Haiti sono passate attraverso Twitter, Facebook e Skype. La rete dei social network ha ‘vinto’ la sfida del blackout dell’informazione. Molti account di Twitter sono diventati punti di aggiornamento informativo. 4000 post hanno ‘cinguettato’ pochi minuti dopo il sisma. A poche ore dalla catastrofe, migliaia di persone hanno potuto preparare i soccorsi, lanciare appelli, organizzare raccolte di fondi tramite i social network.  Su Twitter vi sono messaggi che raccontano i primi momenti del sisma attraverso il racconto minuto dopo minuto del disastro che circonda chi scrive, fino alle tristi invocazioni verso chi non può dare nessuna risposta nemmeno via internet. Nei messaggi le lingue si mischiano, inglese, francese, portoghese e spagnolo. Leggi tutto


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Sono nove i punti del manifesto proposto recentemente, nato dall'esigenza di "manifestare" l'apertura di un'agenzia di pubbliche relazioni nei confronti degli utenti, i fruitori/ consumatori del Web. La parola chiave è il dialogo, umile e pertinente, il dialogo tra l'agenzia e il cliente, che spesso ha le idee un po' confuse sulle potenzialità offerte dalla Rete. Read more