E’ vero che il nuovo consumatore è più critico,
più attento al prezzo,
più informato,
più potente?
Dove è finita la docile casalinga di Voghera?
E’ stata sostituita da un consumatore più giovane e con meno risorse finanziarie a disposizione. Un consumatore che, da una parte, è costretto a fare delle scelte e dall’altra, vuole farle. A tutto ciò, un’azienda, con i suoi prodotti, deve sapersi adattare in modo da poter rientrare in quelle scelte.
Le aziende non possono più, semplicemente comunicare, mandare messaggi ma, devono creare un dialogo con l’end consumer. Si tratta di comunicazione nelle due direzioni: il consumer è attivo dice la sua, si informa tramite altri che hanno detto la loro su di un prodotto, l’azienda deve rispondere alle domande, alle eventuali critiche e presentare dettagliatamente i suoi prodotti.
Come entrare in questo circolo? Con una buona reputazione dell’azienda. Sì, bisogna parlare più di reputazione di un’azienda, che di conoscenza e diffusione del marchio. Chi, alle spalle, ha anni di ‘buone cose’ che nemmeno la rete ha smentito è a posto, ma le nuove aziende avranno da faticare per prendersi il loro spazio. Bisogna sgomitare, fra i social network, inserirsi nel microblogging e nelle community di consumatori.
E voi conoscete e come comunicate con i vostri consumatori?
Forse non serviva una nuova ricerca, ma così il fenomeno viene confermato una volta in più: twitter produce un maggiore ‘viavai’ di comunicati stampa rispetto a quello che realizza facebook. Gli ultimi a confermarlo sono PRNewswire insieme a Crowd Factory nella loro analisi.
Twitter pare essere sempre più utilizzata dai giornalisti come fonte.
La conseguenza logica è che, nella programmazione di diffusione di un nuovo comunicato stampa si debba tenere in considerazione di diffonderlo anche grazie a esso.
Come renderlo twitter-friendly? Si inizia dal titolo che, come i bravi addetti stampa sanno, è elemento fondamentale per suscitare attenzione. Come ogni titolo che si rispetti deve spiegare di cosa tratta il testo e includere le informazioni di base.
I comunicati più postati e letti sono quelli che rimangono entro i 120 caratteri, perché più facili da re- tweetare. Bisogna lasciare lo spazio per chi rilancia il comunicato di dire la sua…
Cosa interessa e attira giornalisti e non solo? I dati e i fatti concreti, quindi vanno inseriti, tutte le volte che è possibile, all’interno del tweet. Vanno usati gli hashtag, solo in questa maniera si può essere ’trovati’ su twitter.
Poi, nei 140 caratteri vanno inseriti, se disponibili, immagini e video. Inutile dirlo aggiungono valore al comunicato. Se inserite una citazione aggiungete il nome della persona o del brand che l’ha fatta, così sarà più facile tweetare nuovamente il contenuto.
Twitter come tramite per la diffusione dei comunicati stampa sta crescendo, va tenuto presente come una delle strade percorribili per la pubblicazione e diffusione di una notizia.
Le Apps per smartphone hanno invaso il mondo. Un’affermazione esagerata? Le applicazioni leggere, piccole e incomplete che facilitano la vita, stanno sicuramente influenzando il modo di utilizzare gli smartphone e, in parte, il modo di interagire delle persone con l’oggetto tecnologico. E’ vero che, al momento, la maggior parte appartengono e sono create per il mondo Apple, ma ‘l’antagonista’ Android sta facendo del suo meglio per stare al passo.
La crescita non si arresterà presto. O almeno fino a quando non saranno esaurite tutte le possibilità di semplificare la vita delle persone. E fino a quando le apps, non smetteranno di riempire i tempi morti, intrattenendo il possessore di smartphone. Leggi tutto
Patatine, accessori, olio per motore, assorbenti da donna, linee complete di bigiotteria (non solo da bambina), set di valigie, make up, pennarelli, quaderni, penne, smalti, bottiglie di vino, birra becks, macchine fotografiche, bilancia da peso, gelati, lenzuola, dr martins. , sneakers asics, mouse, abbigliamento intimo, caschi…. Si potrebbe riempire una pagina intera. Qualsiasi cosa possa venire in mente con il marchio della dolce gattina Hello Kitty, esiste. Tutto è stato marchiato indelebilmente da HK
Le note biografiche sono inutili, chi non le conosce?basti ripetere che si tratta della gattina giapponese con il fiore sull’orecchio. Circondata di bianco (il suo colore) e rosa. E che tutti la amano.
Tutti? E’ possibile che riesca a coprire una fetta di mercato così ampia? sì. E’ sufficiente guardarsi intorno per capire che è la realtà dei fatti. Bimbe con borsette rosa, signore con borse più grandi o ciondoli da cellulare che la raffigurano. Persino la smart tutta rosa.
Hello Kitty sta fra l’accessorio e il gioco. E’ un marchio creato per una generazione ma passato anche ad un’altra e rimane presente in entrambe.
Nulla da dire l’immagine è semplice e chiara: una dolce gattina, i colori semplici: bianco, rosso e rosa piacciono alla maggior parte delle donne. Un abbinamento di colori che funziona non solo sulla carta e che trasmette perfettamente il messaggio: amore, dolcezza. Anche il font utilizzato è semplice.
C’è però una cosa che mi incuriosisce da sempre: la mancanza della bocca. La gattina più dolce del mondo intero non può sorridere, mangiare ne parlare!? La spiegazione che da Sanrio (il colosso che la produce) è che Hello Kitty parla con il cuore non ha bisogno della voce…
O forse, sarà perchè non la dolce micia non deve dire la sua ma, solo piacere agli altri in modo passivo?
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